Compagnia Teatrale Oltreunpo'

Spettacoli

John Merrick, un Uomo visto come un elefante

The Elephant Man

Regia di Marco Oliva
con Umberto Banti, Michela Marongiu, Marco Matera, Marco Oliva, Bruna Serina de Almeida e Emanuele Simonini

Dal desiderio di lavorare sul tema della diversità e dall’incontro con il testo teatrale di Bernard Pomerance, che lo affronta con intelligenza e sensibilità, è nato il progetto “John Merrick, un Uomo visto come un elefante”. L’obiettivo del lavoro teatrale ha una sua questione centrale: come sia possibile creare il mostro; dare origine alla diversità stabilendo un confine con la “normalità”.
È la storia vera, di fine ‘800 rivisitata e poeticizzata, resa nota dal famoso film di David Lynch,  di un uomo con delle gravi malformazioni che, solo recentemente, da un esame sui resti ossei, sono state diagnosticate come causate dal morbo di Proteo, malattia allora sconosciuta. Il nostro vive nella Londra della seconda rivoluzione industriale, nel pieno dell’epoca Vittoriana; un periodo storico diventato noto per essere tra i più perbenisti, puritani e ipocriti della storia della civiltà occidentale moderna, influenzato dalle abitudini e dai costumi della Regina Vittoria, nel quale sono fioriti i fenomeni freaks: i mostri da esibire nelle strade per il godimenti di annoiati borghesi alla ricerca di diversivi per sé e per le altrettanto annoiate famiglie.
John Merrick, è uno di questi fenomeni, uno scherzo della natura. Anche lui per poter sopravvivere è costretto ad esibirsi, sotto gli occhi di terrore dei paganti. Duale l’atteggiamento della società borghese londinese; prima sembra quasi lo voglia ammazzare incontrandolo e successivamente, spinto da un pietismo egoista si preoccupa di curarlo attraverso le laute donazioni all’ospedale che se ne prenderà cura. L’”uomo elefante” diventerà perciò una sorta di consolazione, un lavacro della propria ipocrita coscienza attraverso il quale dare corpo al misero principio per cui la disgrazia dell’altro, per fortuna, non è la propria.
John Merrick è un Uomo, Elefante per gli altri. L’inevitabile riflessione sul non tangibile concetto di “normalità” continuamente ci rivela e ci svela chi crea il mostro. Frederick Treves, il dottore del London Hospital che lo prenderà in cura e lo farà entrare nella sua vita privata, sarà il primo a ritrovarsi, calarsi ed immedesimarsi nell’interrogativo centrale: chi sono realmente i diversi? Non per ultimi ora tocca a noi confrontarci con lo stesso interrogativo. E mentre Treves cerca di procurargli una vita “normale”,  John Merrick, con la semplicità di un bambino, smonta le sue e le nostre certezze, mostrandoci la complessità dei nostri pensieri fuorvianti alla vita. Ogni personaggio che nella piece lo incontra ne esce in qualche modo stravolto. Noi, che abbiamo una spontanea abitudine ad una modalità di pensiero contorta, non riusciamo a rispondere alle sue domande più semplici.
John Merrick non ha ancora smesso di commuoverci, attraverso i suoi occhi il paradiso è nelle cose più ordinarie e terrene, la felicità è possibile ogni giorno e l’amore non è un’illusione. Non sarà in fine la diversità ma l’ingiustizia, o l’arbitrarietà, a non trovare risposta e a spingere John Merrick al suicidio.

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La Sagra di Brugaglia

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Testo e Regia di Marco Oliva
con Michela Marongiu, Marco Oliva, Marco Matera, Veronica Santoro, Manola Vignato e Claudia Coccia

Il tema della festa di paese è qui trattato con affetto e ironia, nella rappresentazione, in scena, di uno scalcagnato gruppo della Pro Loco di un immaginario paesino dell’Oltrepo (Brugaglia), alle prese con l’organizzazione della locale festa annuale, ormai in totale declino per la scarsa partecipazione di pubblico nelle edizioni precedenti. Lo spettacolo ci narra vari momenti, dalla riunione dei pochi membri rimasti a sostenere attivamente la Pro Loco, sino all’esplodere della festa vera e propria, in un ritmo rocambolesco, non alieno né da momenti trash stile “Rocky horror picture show”, né da immagini poeticissime e felliniane che vedranno sempre coinvolti gli stessi personaggi, travestiti anche da artisti della serata.
Ben sappiamo che, in una realtà minuta e frammentaria come quella oltrepadana, la festa di paese diviene uno dei pochi momenti di incontro e di confronto trasversale tra le diverse fasce d’età e i differenti ceti sociali, così come la stessa Pro Loco può diventare per molti l’unica realtà conviviale, in cui riversare tutte le proprie aspettative e aspirazioni. Così, nonostante l’esilarante recalcitranza collaborativa dei nostri personaggi, scopriremo pian piano come ognuno di loro, in realtà, ami profondamente la Pro Loco e le sue bellicose riunioni, perché in questo contesto ha la possibilità di esprimere se stesso, nonché l’amore/insofferenza per la propria terra.
Un tema che riguarda tutti noi, in una zona priva di altre importanti iniziative di aggregazione.
La sagra è qui specchio dei sogni personali dei Nostri (ognuno vuol fare la festa a modo suo, secondo i propri gusti); ma “Sagra”, come già “Oltre e un po’”, si pone come obiettivo ultimo quello di vivere e valorizzare il territorio e le persone che lo abitano. Si parla spesso di questa nostra terra come bisognosa di un  rilancio non soltanto economico, ma ci si dimentica che, storicamente, ogni fenomeno sociale è mosso dalla popolazione e dai suoi bisogni e che l’intera comunità deve parteciparvi direttamente.

RASSEGNA STAMPA

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